In Italia aumentano i parti con il cesareo!

In Italia aumentano i parti con il cesareo!

Il parto? Diamoci un taglio. Sia in Italia sia nel resto del mondo si ricorre sempre più spesso al parto cesareo a discapito del naturale. Secondo una ricerca internazionale condotta da più atenei e pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet, oltre un bebè su cinque del Pianeta nasce grazie al bisturi. In particolare, l’utilizzo dell’intervento chirurgico è eccessivo in oltre il 60% dei 169 Paesi esaminati (in genere i più ricchi), mentre è scarso rispetto al necessario nel 25% dei casi (soprattutto nelle nazioni del Sud del mondo).

Per evitare complicanze e rischi per mamma e bebè, la percentuale dei cesarei, stando alle statistiche dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dovrebbe assestarsi tra il 10 e il 15% delle nascite, sebbene uno studio della Stanford University (Stati Uniti), comparso sul Journal of the American Medical Association, abbia alzato l’asticella fino al 19%. Soglia, anche quest’ultima, ben lontana da quella rilevata in Italia: un 34,2% (Rapporto CeDAP 2015 del ministero della Salute) che, in assenza di cifre ufficiali provenienti dalla Grecia, ci rende fanalino di coda in Europa (la virtuosa Finlandia si ferma a 15,5%).

La scelta dei cesareo ha a monte cause che riguardano sia i medici sia la futura mamma. Dal punto di vista degli operatori sanitari è una questione che rimanda alla cosiddetta medicina difensiva: «Pensiamo al ginecologo di un piccolo ospedale di provincia che si trova a fronteggiare da solo un parto vaginale complesso, che, invece, richiederebbe anche la presenza di un neonatologo per assistere il bebè subito dopo la nascita, perché magari ha problemi respiratori e dev’essere intubato», spiega la ginecologa Stefania Piloni, titolare e responsabile dell’ambulatorio di medicina naturale per la donna al San Raffaele Resnati di Milano. «Non a caso, il ricorso al cesareo è basso nei centri ospedalieri con un servizio interno di pediatria neonatologica, presenti nelle aree e nei Paesi più ricchi».

Inoltre, è aumentata l’età media delle donne che fanno i figli: «Oggi molte sono sopra i 38-40 anni e, quindi, è più facile che abbiano problemi di salute, come l’ipertensione che può causare la gestosi. A quel punto di solito il ginecologo raccomanda il cesareo». Infine, spesso dietro al ricorso al bisturi «si nasconde la paura del dolore del parto naturale, soprattutto se la mamma ne ha avuto uno precedente traumatico».

Se una donna è giovane e sana, però, il parto naturale resta la soluzione migliore, perché, sottolinea la ginecologa, «il cesareo è un intervento chirurgico con tutti i rischi del caso: emorragie (si perde comunque più sangue), complicanze anestesiologiche, sovrainfezioni della ferita della breccia uterina… La stessa anestesia, poi, non è peridurale (più leggera) ma spinale, cioè l’ago viene conficcato nello stesso punto della colonna vertebrale ma a una profondità maggiore», quindi con il pericolo di lesioni nervose. Non solo. «Nei primi giorni dopo un cesareo la ripresa della deambulazione può rivelarsi dolorosa, specie nell’alzarsi e nel sedersi, mentre con il vaginale si riprende subito a camminare senza dolore e senza catetere, che con il cesareo si tiene per 24-48 ore».

 

Fonte: Ok Salute e Benessere, dic. 2018
Fonte immagine: https://www.publicdomainpictures.net/it/view-image.php?image=15875&picture=nastro-rosa-su-una-pancia

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