Vitamina D e infiammazione cronica

Macchie della pelle: colpa del sole o dell’età?

Macchie della pelle: colpa del sole o dell’età?

Le macchie solari rappresentano una delle varie alterazioni cutanee determinate dall’esposizione ai raggi UV, sia naturali (cioè solari), sia artificiali (cioè prodotti dalle lampade abbronzanti).

La stimolazione della cute da parte dei raggi UV determina la produzione di melanina, il cui ruolo fondamentale è quello di protezione della pelle; in alcuni casi però la produzione diventa anomala e compare la macchia.

I fattori che possono influire sull’insorgenza di questo inestetismo sono di tipo interno – esiste, infatti, una predisposizione individuale a formare le macchie – o esterno quali la durata e l’intensità dell’esposizione quest’ultime con un effetto di tipo cumulativo.

Benché si tratti di un inestetismo, non di una patologia, è importante sottolineare che le macchie solari possono rientrare all’interno di un quadro più ampio di “photo damage”, cioè di danno della pelle, determinato dai raggi UV, che può comportare la produzione di radicali liberi e possibili alterazioni al DNA cellulare.

Le sedi più comuni di insorgenza di questo inestetismo sono il volto, le mani e il décolleté, spesso vengono associate all’invecchiamento.

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Anche se non ne sono strettamente correlate, è vero che l’età superiore a 40 anni può predisporre alla loro insorgenza, in primis perché, come per ogni organismo vivente, l’invecchiamento determina una diminuzione della performance dei melanociti; inoltre, la loro attività può essere già non perfettamente fisiologica a seguito dei cambiamenti ormonali, che inducono queste cellule a raggrupparsi e a essere più reattive.

 

Prevenire le macchie solari

La migliore soluzione sarebbe di evitare di esporsi ai raggi UV, ma questo non è il metodo ideale e preferito dalle persone.

  • La stimolazione moderata dei cheratinociti da parte dei raggi UV determina, infatti, la produzione di vitamina D, il cui ruolo è ormai ampiamente sdoganato dal semplice “fa bene alle ossa”: numerose ricerche la associano, infatti, con un ruolo positivo – qualora i valori siano nei range di normalità, alla minore comparsa di numerose neoplasie.

Bisogna, quindi, ricorrere ad altri metodi, quali la protezione solare mediante creme ad alto indice di protezione (50+), l’esposizione in orari in cui l’intensità delle radiazioni è minore e, probabilmente, modificare anche il periodo dell’anno in cui ci si espone, quindi non necessariamente giugno, luglio e agosto, ma maggio, settembre e ottobre.

Sembra provocatorio, ma è indubbio che sia anche socialmente necessario adeguarsi a un cambiamento climatico che sta avvenendo e a cui non ci siamo, ancora, probabilmente adattati dal punto di vista evolutivo.

 

Come rimediare

Quando, nonostante tutte le precauzioni, la macchia è comparsa, bisogna correre ai ripari. I peeling sono tra i possibili approcci che possono fornire risultati molto gratificanti.

“To peel” in inglese significa “sbucciare” e, riferito alla pelle, prende il significato di esfoliarsi. Quest’azione viene svolta prevalentemente da acidi quali il salicilico, il glicolico, il mandelico, il cogico, il fitico, il lattico, il tricloroacetico, solo per citarne alcuni.

Essi sono numerosi e hanno struttura molecolare e azione differente: ridurne, quindi, l’attività alla semplice esfoliazione è limitante.

Alcuni possono essere, infatti, esfolianti, come per esempio l’acido salicilico; oppure regolatori dell’attività dei melanociti, come per esempio l’acido cogico.

I primi rimuovono i vari strati in cui la melanina si è depositata, eseguendo una sorta di pulizia, più o meno profonda, dell’epitelio e dello strato più superficiale del derma; i secondi regolarizzano l’attività dei melanociti, tendenzialmente calmandola, agendo su enzimi specifici, in particolare la tirosinasi, che sono coinvolti nella produzione di questo pigmento.

  • Entrambe le azioni sono utili ed efficaci nell’eliminare le macchie solari e l’utilizzo di entrambe le tipologie di acidi comporta un effetto e un’azione maggiore.

Inoltre, l’azione sulla melanina oltre a migliorare la macchia conferisce un effetto “éclat”, cioè di luminosità molto gradevole.


LA CUTE INVECCHIA

Mentre compare la macchia, molto probabilmente nell’area circostante il collagene e l’elastina si sono degradati, in un contesto di disidratazione. In sostanza, dove c’è una macchia solare la pelle è effettivamente “più vecchia”.

Se a questo si aggiungono anni di esposizione solare, durante i quali il DNA dei melanociti può essere stato danneggiato, l’eccessiva produzione di melanina rientra tra i comportamenti ancora considerati non patologici, ma pur sempre anomali, che si possono verificare.

 

Fonte: estratto da un bel servizio della dottoressa Chiara Andretto Amodeo, medico chirurgo specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica. Associate Editor e Reviewer del “Plastic and Reconstructive Surgery GO Journal e PRS”. Svolge l’attività libero professionale a Milano – tratto un vecchio numero di Più Sani Più Belli, agosto 2017

 

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