L’acido folico, o vitamina B9, è fondamentale per la sintesi del DNA e delle proteine, tra cui l’emoglobina. In genere, l’integrazione con questa vitamina è prescritta alle donne che si preparano a iniziare una gravidanza, a chi presenta una forma di anemia chiamata megaloblastica (insieme alla vitamina B12) e, infine, è utile per abbassare i livelli di omocisteina nel sangue, un fattore che è correlato con il rischio di malattie cardiovascolari.
E’ bene precisare che per acido folico s’intende la molecola di sintesi prodotta industrialmente, mentre i folati sono le forme naturali della vitamina B9 che si trovano nei cibi.
Mentre l’acido folico è molto stabile e resistente alle alte temperature, i folati sono facilmente degradabili: vengono distrutti con la cottura, si disperdono nell’acqua di bollitura e anche l’ossigeno presente nell’aria tende a renderli inattivi.
I folati si trovano in elevate concertazioni nelle verdure con foglie di colore verde scuro come gli spinaci, la bietola, la rucola ma anche, in discreta quantità, in altre verdure (di colore verde) quali i fagiolini, i cavoli, gli asparagi e infine nei legumi.
Per massimizzare l’assunzione di questa vitamina sarebbe quindi preferibile mangiare queste verdure cotte al vapore e laddove possibile crude, con aggiunta di succo di limone, ricco di acido ascorbico.
Alte concentrazioni di folati, stavolta più resistenti alla cottura, si trovano nella carne di fegato, anche se molte persone non la amano particolarmente.
In alcune condizioni fisiologiche o patologiche, come la gravidanza o l’anemia, l’assunzione naturale di folati a tavola potrebbe non essere sufficiente; diventa perciò necessario ricorrere all’integrazione chimica di acido folico quando viene prescritta dal medico.
Fonte: un articolo del dottor Massimiliano Matteoni, biologo nutrizionista – tratto da Nuovo Consumo, ottobre 2023
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