Pesce grasso: rapporto fra prevenzione e dolore cronico!

Pesce grasso: rapporto fra prevenzione e dolore cronico!

Pesce grasso: rapporto fra prevenzione e dolore cronico!

Nonostante gli acidi grassi omega-3 esercitino un’azione di tipo antinfiammatorio, e quindi potenzialmente antidolorifica, non è del tutto chiara la relazione tra il consumo di pesce, e in particolare pesce grasso, che ne rappresenta la principale fonte alimentare, e la prevenzione o il controllo del dolore cronico, una condizione che colpisce il 25-35% degli adulti e fino al 60% delle persone di età superiore ai 65 anni.

Della relazione tra consumo regolare di pesce grasso, e comparsa, o evoluzione, del dolore cronico si sono occupati i ricercatori spagnoli che hanno analizzato i dati relativi a composizione della dieta e stato di salute di 950 soggetti con almeno 60 anni di età, arruolati nella coorte dello studio Seniors-ENRICA-1.

La suddivisione della popolazione allo studio in base ai livelli di consumo di pesce ha permesso di rilevare che i soggetti nel quartile con le assunzioni più elevate di pesce grasso (acciughe, aringhe, sgombri, salmone, sardine, pesce spada, trota, tonno) presentavano un rischio significativamente inferiore di sviluppare un dolore cronicizzato, o di peggiorare la loro condizione dolorosa negli anni, rispetto a coloro che ne assumevano quantità più basse.

Nello specifico, ad ogni incremento giornaliero di 25 g di pesce grasso (circa 1,5 porzioni in più a settimana) corrispondeva una riduzione del 30% circa della comparsa di un quadro di dolore cronico, o di un peggioramento dei sintomi dolorosi, durante un follow-up della durata media di cinque anni.

  • Non emergeva al contrario alcuna associazione significativa con il consumo totale di pesce, o quello delle specie ittiche più magre come il merluzzo, la cernia, il nasello o l’orata.

La correlazione favorevole è stata confermata anche per i livelli di assunzione di omega-3, in particolare di EPA e DHA, con la riduzione del peggioramento dei sintomi, ma non con la probabilità di comparsa del dolore in soggetti sani: suggerendo un effetto superiore del consumo di pesce alla sola integrazione con omega-3.

Infatti, oltre a essere ricco di omega-3, capace di contrastare l’azione di mediatori pro-infiammatori, questo alimento è anche un’importante fonte di altri nutrienti, come vitamine (tiamina, B12, D), minerali (zinco, selenio) e aminoacidi (metionina), che possono ulteriormente contribuire a controllare il dolore attraverso la modulazione dell’infiammazione e dello stress ossidativo.

Gli autori sottolineano di non aver considerato il possibile ruolo degli integratori a base di omega-3, che erano assunti da circa lo 0,5% del campione.

In generale, sebbene il consumo di pesce non possa sostituire le cure mediche in caso di dolore cronico, gli effetti benefici che ne deriverebbero confermano l’importanza della raccomandazione di aumentarne il consumo nell’ambito di una dieta sana, anche come strategia preventiva al dolore, specialmente nella popolazione oltre i 60 anni.

Fish consumption, omega-3 fatty acid intake, and risk of pain: the Seniors-ENRICA-1 cohort  è una ricerca di Carballo-Casla A, García-Esquinas E, Banegas JR, Rodríguez-Artalejo F, Ortolá R. Clinical Nutrition, 2022, ISSN 0261-5614.

 

Fonte notizia tratta da Nutrition Foundation of Italy. A questo link trovi l’articolo originale anche in inglese.

 

Pesce Light Superconcentrato
Acquistalo ora da questo link

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Contact Us