L’omocisteina è un aminoacido il cui elevato livello nel sangue è stato a lungo considerato un fattore di rischio primario per le malattie cardiovascolari. Sulla base di diversi studi osservazionali, si riteneva infatti che potesse causare stress ossidativo, danneggiare i vasi sanguigni e favorire la trombosi.
Poiché micronutrienti come l‘acido folico e le vitamine B12 e B6 sono in grado di abbassare drasticamente i livelli plasmatici di omocisteina (fino al 30% se combinati), la comunità scientifica aveva ipotizzato che una loro supplementazione potesse ridurre in modo diretto infarti e ictus.
Tuttavia, i grandi trial clinici hanno smentito questa teoria.
Studi clinici rigorosi condotti su pazienti con precedenti patologie vascolari hanno restituito risultati sorprendenti, mettendo in discussione l’uso di questi integratori a scopo preventivo:
Studio HOPE-2: Condotto su oltre 5.500 pazienti ad alto rischio per cinque anni. Pur abbassando l’omocisteina del 20%, l’assunzione di acido folico e vitamine B non ha ridotto la mortalità cardiovascolare. Anzi, al netto di un minor rischio di ictus, si è registrato un aumento dei ricoveri per angina instabile.
Studio NORVIT: Su oltre 3.700 soggetti reduci da infarto, il calo dell’omocisteina (27%) si è tradotto paradossalmente in un lieve aumento del rischio di nuovi eventi cardiovascolari (tra l’8% e il 22%) rispetto a chi assumeva un placebo.
Studio VISP: Condotto su pazienti colpiti da ictus, ha confermato l’assenza di benefici clinici significativi, pur abbassando l’omocisteina.
Come evidenziato in un editoriale del New England Journal of Medicine, il fallimento di questo approccio potrebbe avere due spiegazioni principali:
I potenziali effetti negativi delle vitamine (come la proliferazione cellulare che favorisce l’aterosclerosi) potrebbero annullare i benefici derivanti dal calo dell’omocisteina.
L’iperomocisteinemia potrebbe non essere la causa diretta delle patologie, ma solo un epifenomeno, ossia un semplice “campanello d’allarme” clinico.
La Nutrition Foundation of Italy chiarisce che l’uso di acido folico e vitamine del gruppo B a scopo di prevenzione cardiovascolare non è un approccio “evidence based” e non va incoraggiato.
Un’eccezione fondamentale: L’assunzione di acido folico rimane invece di vitale e comprovata importanza per le donne in gravidanza (o che ne pianificano una), per prevenire gravissime patologie fetali come la spina bifida e l’anencefalia.
Bonaa KH, Njolstad I, Ueland PM, et al; NORVIT Trial Investigators. Homocysteine lowering and cardiovascular events after acute myocardial infarction. N Engl J Med. 2006.
Lonn E, Yusuf S, Arnold MJ, et al; HOPE 2 Investigators. Homocysteine lowering with folic acid and B vitamins in vascular disease. N Engl J Med. 2006.
Loscalzo J. Homocysteine trials–clear outcomes for complex reasons. N Engl J Med. 2006.
Toole JF, Malinow MR, Chambless LE, et al. Lowering homocysteine in patients with ischemic stroke… VISP randomized controlled trial. JAMA. 2004.
Per leggere l’articolo completo e approfondire l’analisi a cura della Nutrition Foundation of Italy (NFI), visita la pagina ufficiale: 👉 Acido folico e omocisteina: una teoria da rivedere
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