Tiroide: se non funziona vai in tilt!

Tiroide: se non funziona vai in tilt!

Dolori a muscoli e articolazioni, caduta dei capelli, pelle secca o sottile, disordini intestinali, affaticamento e spossatezza, ansia e depressione, ma soprattutto perdita di peso inaspettata o chili in eccesso. Attenzione, sono i sintomi più comuni delle malattie della tiroide.

Pur non essendone consapevoli, infatti, condizioni di ipotiroidismo (funzionamento insufficiente della ghiandola tiroidea) e ipertiroidismo (eccesso di funzionalità della ghiandola), apparentemente silenti, possono causare numerosi cambiamenti ormonali e fisici.

  • «La tiroide è una ghiandola posta alla base del collo, fondamentale per il metabolismo. Ha un ruolo importante nella funzione di molti organi, inclusi il cuore, il cervello, il fegato, i reni e la pelle. Per la salute dell’organismo, è essenziale che funzioni a dovere e che abbia lo iodio necessario a produrre i suoi ormoni», dice l’endocrinologa fiorentina Maria Luisa Brandi.

Le popolazioni che vivono in regioni lontane dal mare, e quindi dallo iodio, sono più soggette a problemi tiroidei (la carenza iodica rappresenta oggi un’emergenza sanitaria tutt’altro che sconfitta, coinvolgendo circa 2 miliardi di persone in tutto il mondo, anche secondo i dati dell‘Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodioprofilassi in Italia (OSNA MI).

Una dieta con sale iodato può essere d’aiuto, ma non è risolutiva. E i numeri dei pazienti lievitano di anno in anno.

  • «Mentre le forme congenite sono rare (circa 1 su 3000 nati) – spiega la Brandi – quelle sporadiche sono molto frequenti, complessivamente più del diabete mellito, con una incidenza maggiore nel sesso femminile (rapporto donne uomo pari a 5-8/1) e una probabilità del 20 per cento di sviluppare una malattia tiroidea, durante la vita, nella donna».

La maggior parte delle malattie tiroidee si manifesta con un gozzo, ovvero un aumento del volume della ghiandola tiroidea causato da un singolo nodulo (gozzo uni nodulare), o da più noduli (gozzo multi nodulare) oppure da iperplasia (gozzo iperplastico). Ben il 12 per cento degli italiani ne risulta affetto.

Le cure costano al sistema sanitario oltre 150 milioni di euro all’anno.

  • «Altre problematiche – continua l’esperta – della tiroide sono l’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo. Infine ci sono i tumori, solitamente benigni (solo lo 0,3 per cento risultano essere carcinomi)».

Poco si sa della tiroidite di Hashimoto: in base ad analisi autoptiche, colpisce dal 5 al 15 per cento della popolazione femminile e dall’1 al 5 per cento di quella maschile, aumentando, in particolare nelle donne, col progredire dell’età. Un’altra forma di malattia al femminile è la tiroidite post partum. Si presenta nel 5-9 per cento delle donne subito dopo il parto e di solito è transitoria.

La diagnosi delle patologie tiroidee si basa, comunque, sul riconoscimento della sintomatologia e nell’uso appropriato degli esami biochimici e strumentali.

Ma quali sono i segnali da non prendere sottogamba?

«I sintomi – aggiunge la professoressa – sono chiari nell’ipertiroidismo: tremori iniziali, palpitazioni, ipersudorazione, capelli sottili, esoftalmo (occhi sporgenti), dimagrimento fino alla cosiddetta tempesta tiroidea, nella quale esplodono ipertensione arteriosa, insufficienza cardiaca, febbre, delirio e confusione mentale.

Nell’ipotiroidismo, invece, i segnali sono più aspecifici: stanchezza, incapacità a concentrarsi, senso di gonfiore, stato ansioso-depressivo. Avvisaglie, queste, facilmente interpretabili nella donna in età avanzata (più frequentemente affetta dalla patologia tiroidea) e legati alla menopausa».

Per una corretta diagnosi possono essere di aiuto informazioni sulla storia familiare e personale del paziente, riconducibili a malattie autoimmuni.

«Dopo la valuta zione clinica – conclude l’endocrinologa – saranno richiesti esami specifici. Il primo è il TSH, l’ormone ipofisario che regola la funzione tiroidea e che sarà alto nell’ipotiroidismo e basso nell’ipertiroidismo. Successivamente, servirà conoscere la quantità degli ormoni tiroidei circolanti, gli autoanticorpi tiroidei e avere una ecografia della tiroide (che nel 39-50 per cento dei casi rivela la presenza di noduli) e, se serve, l’agobiopsia con citologia del nodulo tiroideo».

 

Fonte: un articolo di Federica Cappelletti, tratto da La Nazione, 17/07/16
Fonte immagine:  File:Localització de la glàndula tiroide.png – Wikimedia Commons

 




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