Se il terapeuta ha quattrozampe. Come funziona la pet therapy

Ideale in particolari patologie per integrare cure di tipo tradizionale.

Cani, gatti, cavalli e persino tartarughe e pappagalli.

Animali comuni e allo stesso tempo speciali che, con un particolare addestramento, sono in grado di aiutare a cambiare la vita di persone con disabilità fisica o comportamentale.

  • La pet therapy si base sull’interazione tra uomo e animale, il fine è quello di consolidare un rapporto emotivo per instaurare un canale di comunicazione paziente-animale-medico, dove l’animale rappresenta il trait d’union tra il paziente poco collaborante e il suo terapeuta.

Non è una terapia a sé stante.

  • Gli interventi assistiti con gli animali rappresentano una sorta di co-terapia per integrare e coadiuvare le terapie tradizionali in particolari patologie fisiche (deficit udito, vista e movimento), cognitive (autismo) e psicologico-emotive (ansia, iperattivismo, fobie, depressione).

In primis è fondamentale individuare l’animale più adatto al paziente.

Gli animali di supporto alla pet therapy devono possedere precise qualità fisiche e caratteriale: livello di reattività molto basso ad altri animali, persone, gruppi numerosi e agli stimoli esterni, soprattutto se negativi.

La scelta del tipo di animale da parte degli operatori avviene in maniera graduale, nei bambini si inizia spesso con i conigli che vengono accettati da subito per la loro docilità.

A seguire, vengono impiegati i pappagalli in quanto, parlando a modo loro, stimolano risposte reattive ma soprattutto spontanee.

In tutti i casi e con qualsiasi animale, nei bambini si verifica un miglioramento nell’attenzione e della capacità del controllo del proprio corpo, anche il linguaggio migliora; questi piccoli pazienti si abituano a parlare con l’animale e a esprimere emozioni.

I bambini autistici riescono a dialogare con il loro amico animale.

Nelle persone affette da handicap fisici, gli animali da compagnia aiutano anche il mantenimento dell’aspetto fisico: prendersene cura nel quotidiano, preparare loro i pasti, curarne l’igiene, giocare con loro, sono tutte attività che richiedono un impegno motorio, per non parlare, poi, del calore affettivo che se ne riceve.

Tuttavia, la Pet Therapy, se non correttamente applicata, può rivelarsi inutile, non è sufficiente affiancare un animale a una persone sofferente per la guarigione, questa modalità terapeutica deve essere impostata e coordinata da tecnici competenti sia del comportamento umano che animale.

Sintesi dell’articolo di Fiammetta Trallo – fonte La Nazione, 21 febbraio 2016

La redazione di Bellezza & Benessere consiglia il libro: L’attaccamento agli animali. Una visione integrata della relazione uomo-animale nella pet therapy

Bellezza & Benessere

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