Omeopatia, conosciamola meglio!

Secondo recenti dati Istat, 9 milioni di italiani ricorrono alle terapie non convenzionali e, tra queste, la più diffusa nel nostro Paese è proprio l’omeopatia.

  • Con essa si intende un metodo di diagnosi e di cura delle malattie, individuato da Samuel Hahnemann nei primi anni del XIX secolo e fondato sulla sperimentazione di tutte le sostanze che si usano in terapia omeopatica.

Una sostanza che, in esperimenti specifici produce un insieme di sintomi sull’uomo sano, è in grado di curare gli stessi sintomi nell’uomo malato.

Questa si chiama “legge dei simili”.

Per fare un esempio concreto: se si taglia una cipolla, gli occhi cominciano a lacrimare e compaiono abbondanti secrezioni acquose nasali; la stessa cipolla, diluita e dinamizzata (Allium cepa), sarà il rimedio omeopatico delle manifestazioni del raffreddore e della rinite allergica che provocano gli stessi effetti topici della cipolla.

Di conseguenza, il trattamento prevede la prescrizione di una sostanza naturale, “dinamizzata” e diluita, che da un punto di vista chimico può avere anche pochissime molecole ma, da un punto di vista di azione sull’organismo, ha importanti effetti prodotti a livello sperimentale.

La medicina omeopatica oltre a fare una diagnosi d’organo, cioè la diagnosi di malattia, valuta l’uomo nel suo complesso e considera la malattia come una sorta di squilibrio o di disarmonia che s’instaura nell’organismo. L’approccio terapeutico, quindi, non si limita sol a curare la malattia locale, ma ha come obiettivo risolvere anche i problemi considerata base del disturbo piuttosto che curare semplicemente i sintomi.

 

Fonte: estratto da un bel servizio di Giulio Serri su Più Sani Più Belli, agosto 2017 – con la consulenza del dott. Andrea Valeri, presidente della Società italiana di Medicina omeopatica

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