Le insidie della tavola: gli abbinamenti sbagliati che affaticano l’organismo (di Irene Melito, nutrizionista)!

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Irene Melito, naturopata con esperienza quasi trentennale nell’ambito dell’alimentazione, scrittrice, negli ultimi tre anni ha curato un progetto per la Ue di informazione sull’alimentazione con attenzione al biologico, tenendo conferenze in tutta Italia.

Dottoressa Melito, quali sono i casi più frequenti di abbinamenti incompatibili sulle nostre tavole?
«Quelli tra proteine animali e proteine vegetali, o ancora carne con uova, ma potrei citarne altri. L’incompatibilità tra cibi è dovuta a diversi fattori».

Quali?
«Uno dei più importanti è che la digestione degli alimenti in genere e in particolare delle proteine richiede un ambiente fisiologico adatto. Sappiamo che l’apparato digerente è sviluppato in maniera ritmica, cioè: gli ambienti in cui il cibo arriva sono ora acidi ora alcalini. Questa è una premessa fondamentale per capire perché non digeriamo bene. Certi alimenti, per la qualità di proteine che hanno, richiedono un ambiente più o meno acido».

Facciamo un esempio: pesce abbinato a formaggi?
«La proteina della carne, digerita e metabolizzata, viene distrutta e ricostruita. Nel momento in cui abbiamo a che fare con un cibo particolarmente ricco di proteine, impegniamo moltissimo l’organismo in questo processo. Più il cibo è proteico e più impegna l’organismo.

I prodotti che contengono molte proteine, soprattutto animali, hanno un carico di sostanze che possiamo definire scorie, come l’acido urico, che nell’organismo creano un certo effetto tossico. E questo è un ulteriore impegno dell’organismo nel gestire la materia proteica. Se a questo aggiungiamo un latticino l’appesantimento è ulteriore, perché i latticini contengono zuccheri: il lattosio per essere digerito richiede un altro ambiente, alcalino, essendo un carboidrato. Anche abbinando latte con uovo appesantiamo il nostro organismo».

Pasta e proteine?
«È una associazione compatibile: per digerire le proteine ho bisogno di una piccola parte dei carboidrati che sostengono il metabolismo delle proteine stesse. Il problema è quando mangio un piatto di pasta con verdure e un secondo a base di proteine».

Perché?
«La digestione di pasta e carne avviene in ambiti differenti dell’apparato digerente e i cibi introdotti secondariamente inizieranno a fermentare. Le proteine iniziano il loro processo di putrefazione subito. In questo caso l’organismo prima è impegnato a digerire la pasta, processo che inizia in bocca con la saliva. La proteina invece staziona in attesa. Mentre metabolizziamo i carboidrati, le proteine iniziano ad andare in putrefazione e iniziano a fermentare i gas con un aumento dei tempi e con una sorta di appesantimento dell’equilibrio acido-basico».

Il dolce dopo il pasto?
«È sconsigliato, soprattutto perché impegna immediatamente il fegato che ha già il suo da fare a digerire sostanze più forti e sarebbe sollecitato inadeguatamente: il fegato si occupa degli zuccheri in modo differente. Il consiglio è mangiare zuccheri lontano dai pasti».

Anche la frutta?
«Sì, ma per ragioni differenti. Il dolce è fatto di zuccheri grassi e proteine. Invece la frutta è fatta di acqua, sali minerali e soprattutto zuccheri. Però fermenta in pancia e aspetta il suo turno per essere digerita ed è l’ultima tra i cibi che digeriamo. Ed è allora che ci sentiamo pieni, appesantiti, quasi avessimo una zavorra. Meglio la frutta lontano dai pasti».

 

Fonte: un articolo di Davide Eusebi, tratto da La Nazione, 7/02/16 – con la consulenza della nutrizionista Irene Melito




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