Artrite reumatoide: le novità!

Artrite reumatoide: le novità!

Artrite reumatoide: le novità!

Circa 6 milioni di persone in Italia soffrono di malattie reumatiche e oltre 400mila di artrite reumatoide, una malattia autoimmune caratterizzata da infiammazione e progressivo danno delle articolazioni.

  • Colpisce di più le donne tra i 35 e i 50 anni, che spesso impiegano anni prima di ricevere la diagnosi o la cura più adeguata.

Il dolore e l’astenia sono i sintomi più invalidanti, spesso ineliminabili persino con i farmaci, ma oggi c’è una novità.

UNA MALATTIA INVALIDANTE

Un’indagine della Rheumatology patient foundation americana riferisce che il 68% dei malati non ha neppure un giorno al mese senza dolore e solo un quarto degli intervistati ha detto che la rigidità articolare mattutina migliorava nelle ore successive, mentre per la maggior parte è costante.

Le cure

UNA MOLECOLA PER IL DOLORE

Lo studio Ra-Beam ha misurato il dolore attraverso un questionario con una scala di valutazione che analizza il livello di compromissione della vita attiva e la produttività del malato-lavoratore.

  • Da qui, la ricerca ha evidenziato una molecola, che agisce su meccanismi chiamati Janus chinasi, che possono avere reazioni differenti a seconda dell’enzima a cui si associano; arrivano al nucleo cellulare dando origine a batteri o geni particolari che a loro volta produrranno certe risposte biologiche.
  • Il termine Janus chinasi deriva dal nome del dio romano Giano, che aveva due facce, come differente può essere la reazione di questi recettori. La nuova molecola agisce su dolore e fatica con effetti positivi già dalla 12ma settimana di terapia. Una nuova opzione per bocca da affiancare alle cure tradizionali che gli esperti sperano di mettere sul mercato nei prossimi mesi.

 

Le cause

FORSE E COINVOLTO LINTESTINO

Uno studio pubblicato di recente sul Journal of clinical investigation sostiene che proteine derivanti da batteri intestinali indurrebbero una risposta infiammatoria nei malati di artrite reumatoide.

  • Due di queste proteine sono state evidenziate sia nel liquido sinoviale (il fluido che protegge le articolazioni) sia a livello generale nell’organismo,
  • Se ancora non è possibile affermare un nesso certo fra il microbioma (l’insieme dei microrganismi) intestinale e l’origine dell’artrite reumatoide, avere identificato questo dato fornisce un utile strumento per il riconoscimento della malattia e per lo sviluppo di nuove cure.

La diagnosi PER PREVEDERE LE FORME PIÙ SERIE

Grazie ad alcuni marcatori, si identifica l’80% delle forme che necessitano di cure ad hoc nei primi tre mesi.

«Sono il fattore reumatoide e gli anticorpi Acpa presenti nel siero dei malati dice il professor Luigi Sinigaglia, direttore del centro Ortopedico traumatologico Pini-Cto di Milano.

«Quando i marcatori si associano ad altri fattori sono in grado di predire la possibilità di una rapida progressione della malattia secondo una percentuale di rischio che arriva all’80%. In tali casi, i malati che iniziano una cura entro i primi tre mesi consentono una migliore previsione sul decorso della malattia» afferma lo specialista.

Oltre a essere correlata all’aggressività e a un maggiore danno alle articolazioni, la presenza degli Acpa è associata a una più alta percentuale di malattie correlate.

 

Fonte: “Artrite reumatoide: le novità!” è un servizio di Elisabetta Piccinini e Cesare Betti. Tratto da un vecchio numero di Viversaniebelli (18/10(2017). Con la consulenza del dottor Roberto Caporali, professore associato all’unità di Reumatologia al policlinico San Matteo di Pavia, e del professor Luigi Sinigaglia, direttore del centro Ortopedico traumatologico Pini-Cto di Milano
Fonte immagine: File:Rheumatoid arthritis 1 — Smart-Servier.png – Wikimedia Commons

 

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