La Professoressa Gigliola Braga: (attenzione mamme) «i bambini italiani sono i più grassi d’Europa!»…

Siamo lieti di presentarti l’intervista alla Professoressa Gigliola Braga, biologa nutrizionista di fama nazionale.

  • La professoressa Braga è la creatrice della “Zona Italiana“, un vero e proprio regime alimentare salutare. Un programma di educazione alimentare studiato per stare meglio e in modo duraturo.

Si è specializzata nel controllo della risposta ormonale al cibo e nell’alimentazione antinfiammatoria. Da circa vent’anni collabora con l’Inflammation Research Foundation di Boston.

Leggi con attenzione tutta l’intervista e fai “tuoi” i preziosi consigli che ha “regalato” a tutte le amiche e amici del blog.

 

D. Leggendo la sua biografia ho scoperto che lei si è specializzata negli acidi grassi omega-3/omega-6. Sono così importanti per la prevenzione del sovrappeso delle persone?

R. Gli acidi grassi omega-3 e omega-6 sono un prodotto biologico essenziale.

  • Con questo aggettivo si definiscono le sostanze che il nostro organismo non è in grado di produrre e quindi è indispensabile assumerle con il cibo se non si vuole incorrere in problemi di salute causati dalla loro mancanza.

Oggigiorno non c’è pericolo di una carenza di omega-6 che anzi, trovandosi un po’ dappertutto (fonti proteiche, oli di semi, ecc.), rischiano di essere sovrabbondanti rispetto agli omega-3 che purtroppo ora si trovano in quantitativi significativi e biologicamente utili solo in certi pesci (sgombri, sardine, acciughe, salmone selvaggio, ecc.).

Una volta si trovavano facilmente anche nelle carni, nelle uova e nel latte di animali allevati a erba oggi difficili da reperire, per cui si verifica un grande disavanzo tra questi due tipi di acidi grassi che predispone a un’infiammazione cellulare pericolosa per la salute.

Se protratta nel tempo, può infatti essere il presupposto per patologie croniche come le malattie cardiovascolari, i tumori, ecc.

Il giusto rapporto tra omega-6/omega-3 è determinante più per la salute che per la riduzione della massa grassa in eccesso, anche se un tessuto adiposo infiammato è più resistente al dimagrimento.

 

D. Qual è la parte del suo lavoro che le piace esercitare maggiormente e possiamo chiederle il perché?

R. Il contatto con le persone per me è molto gratificante in tutte le attività che svolgo, siano esse di consulenza, di conferenze o di didattica.

  • Mi piace dialogare con il prossimo per trasmettere quello che so, sperando che possa essere utile, e per ascoltare visto che sono molto curiosa e convinta di avere ancora tanto da imparare per migliorarmi e accrescermi in ambito sia professionale sia umano.

Nonostante questa mia caratteristica, amo anche altre mie attività che svolgo in solitudine perché mi piace molto continuare a studiare gli argomenti che costituiscono la mia competenza professionale e adoro scrivere.

  • Ho avuto la fortuna di pubblicare 8 libri con un’importante casa editrice, la Sperling e Kupfer, nei quali ho potuto esporre le mie conoscenze per comunicarle a un pubblico interessato che ha risposto molto positivamente al mio impegno.

Insomma, mi piace tutto quello che faccio e per questo mi ritengo una persona privilegiata perché posso svolgere un lavoro che amo e che mi dà moltissime soddisfazioni.

 

 

D. Nel suo primo libro, lei parla di una “Zona Italiana”, possiamo chiederle di che cosa si tratta?

R. Circa vent’anni fa conobbi negli USA il metodo alimentare Zona che arrivò in Italia attraverso l’editoria.

Ritenni quel metodo molto interessante perché non si basava tanto sulle calorie, quanto sulla risposta ormonale al cibo che è determinante per la salute e per la forma fisica.

In pratica, rispondeva ad alcune mie esigenze conoscitive che negli anni avevo maturato. Formulato però secondo gli schemi e gli alimenti americani, in Italia rischiava di non avere il riscontro biologico che il suo ideatore Barry Sears aveva auspicato.

  • Non si trattava solo di usanze e costumi culinari, ma di ben altro: il contenuto nutrizionale degli alimenti in USA è molto diverso dal nostro, soprattutto nelle verdure e nella frutta.

Non tenere conto di queste differenze rischiava di compromettere completamente le aspettative italiane verso un validissimo metodo innovativo che poteva davvero aiutare le persone ad usare il cibo secondo le conoscenze e le esigenze dei nostri tempi.

 

D. Esiste un rapporto tra il cibo e gli scompensi ormonali di una persona?

R. Il cibo influenza in modo determinante la risposta ormonale.

  • Ogni volta che mangiamo, vengono prodotti degli ormoni in base a quanto e a cosa abbiamo ingerito: in pratica gli alimenti instaurano una specie di dialogo con il nostro organismo e gli ormoni sono i messaggeri chimici che portano in giro queste informazioni.

Uno degli ormoni maggiormente interessati è l’insulina che dà filo da torcere ai diabetici, ma che ognuno di noi produce in seguito alla digestione perché svolge un ruolo fondamentale: consente ai nutrienti di entrare nelle cellule che così ricevono le sostanze necessarie alla loro vita.

L’insulina svolge anche un altro compito: immagazzina in grasso gli eccessi che, se restassero in circolo, nel tempo comprometterebbero il buon funzionamento del nostro organismo.

Quindi, se un po’ d’insulina serve, anzi è indispensabile, il suo eccesso è preoccupante perché causa l’accumulo di grasso e inoltre contribuisce ad aumentare la stessa infiammazione cellulare di cui parlavamo prima perché accresce la produzione di ormoni cellulari pro infiammatori.

Se mangiamo troppi carboidrati che sono i principali stimolatori dell’insulina, “accendiamo” l’infiammazione e danneggiamo altri ormoni come gli estrogeni, il progesterone, il testosterone, il GH (ormone della crescita), i tiroidei, ecc.

 

D. Un consiglio pratico per aiutare il nostro corpo a disintossicarsi!

R. Fermo restando che il miglior modo per disintossicarsi è utilizzare cibi il più possibile genuini e non processati, ritengo che oggi la disintossicazione più importante che dobbiamo operare in Italia sia quella relativa all’eccesso di carboidrati che, senza neppure rendercene conto, mangiamo in quantità esagerate.

Li riteniamo infatti alimenti innocui, mentre invece non lo sono se vengono utilizzati in eccesso, come abbiamo visto.

Inoltre i carboidrati creano una dipendenza pericolosa per la salute perché inducono una fame perenne: più se ne mangiano, più se ne mangerebbero.

Maggiore è quantità di cibo che ingeriamo, più alto è il numero di radicali liberi che produciamo: se una certa quota serve per svolgere importanti reazioni biologiche, troppi danneggiamo la salute e fanno invecchiare più precocemente.

Ci sono quindi svariati motivi molto validi che suggeriscono cautela nell’uso dei carboidrati.

 

D. Quali sono i cinque cibi più importanti. Quelli che non mancherebbero mai sulla tavola della Professoressa Braga?

R. Sono alimenti che in Italia abbiamo la fortuna di produrre con una qualità nutrizionale superiore a quella di altri Paesi. Tutti hanno caratteristiche utili a “spegnere” l’infiammazione cellulare che oggi è al centro dell’attenzione e dell’interesse dei ricercatori per le sue implicazioni sulla salute.

  • I pesci, le carni, le uova e qualche formaggio ricchi di omega-3 hanno un posto preminente sulla mia tavola assieme alla verdura e alla frutta che apportano i polifenoli, le sostanze di origine vegetale che proteggono il nostro organismo e che sono tanto più efficaci quanto più l’ortaggio o il frutto provengono da culture “alla vecchia maniera” e sono freschi di raccolto.

La ricerca della qualità negli alimenti si concretizza anche nella scelta dell’olio extra vergine d’oliva che è il miglior condimento da utilizzare. Oltre ad avere caratteristiche chimiche interessanti, contiene l’idrossitirosolo, un potentissimo antinfiammatorio.

 

D. In chiusura di questa lunga intervista, a cosa sta lavorando in questo periodo?

R. Sto lavorando a due progetti: la biologia positiva e la nuova dieta mediterranea.

  • Il primo riguarda lo studio dei soggetti che manifestano un successo biologico per carpirne i segreti ed estenderli su larga scala a tutti noi.

Ci sono aree geografiche abitate da persone veramente sane, indenni da patologie molto diffuse nel mondo industrializzato come il diabete, le cardiopatie, l’ipertensione, i tumori oppure altre zone dove le persone sembra si dimentichino di morire. Evidentemente queste popolazioni sparse per il mondo nascondono segreti molto intriganti da scoprire.

  • Il secondo progetto riguarda invece la formulazione di un metodo alimentare famigliare agli Italiani in cui però non si commettono gli errori tipici della dieta mediterranea che è basata su troppi carboidrati.

Se non miglioriamo le nostre abitudini, potremmo perdere nel tempo le  prerogative acquisite con i nostri migliori alimenti.

Ricordiamoci infatti che in Italia il diabete di tipo 2 una volta chiamato senile, sta aumentando moltissimo e ormai si presenta molto precocemente persino in bambini senza la famigliarità per questa patologia che, secondo gli studi, accorcia la vita di circa quindici anni.

Parlando di bambini, non si può neppure ignorare lo stato di fatto che preoccupa per le implicazioni di assistenza sanitaria conseguenti: i nostri sono i più grassi d’Europa.

A parte i costi di sofferenza umana, gli studi europei indicano che non siamo in grado di sostenere economicamente una longevità basata più sui progressi della medicina e della farmacologia che sulla prevenzione attuata attraverso stili di vita adatti a mantenere la salute in cui l’alimentazione ha un ruolo primario.

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Chi è Gigliola Braga

  • biologa nutrizionista, milanese, ma vive in provincia di Torino.
  • specializzata nel controllo della risposta ormonale al cibo e nell’alimentazione antinfiammatoria. Da circa vent’anni collabora con l’Inflammation Research Foundation di Boston.
  • ha scritto per Sperling e Kupfer 8 libri che hanno venduto oltre mezzo milione di copie. A questo link trovi il libro “La Zona Italiana”.
  • relatrice e docente nei convegni e nei corsi per medici e biologi che si tengono in varie sedi, come l’Università La Sapienza di Roma e l’Università di Torino. È chiamata in tutta Italia per tenere conferenze e spesso è ospite in vari programmi televisivi.
  • consulente di varie aziende come Enervit, Citterio, AIA e collabora con alcune società sportive. Scrive per giornali divulgativi e siti web del settore.

La Professoressa Braga riceve in molte città d’Italia. Per un primo appuntamento è meglio chiamarla al cellulare qui sotto o contattarla su WhatsApp:

 

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